Lingue d’acqua – audiotesto
Lingue d’acqua è un’installazione audio-video a due canali presentata nel Padiglione Polonia alla Biennale Arte di Venezia. Al centro dell’opera c’è un coro composto da trenta persone circondate da un panorama invernale e immerse quasi completamente dentro una piscina. Il colore rosso dei vestiti dei coristi spicca in contrasto con il grigiore del paesaggio e con l’azzurro dello scenario subacqueo.
L’interno del padiglione si sviluppa a forma di rettangolo con l’ingresso situato sul lato lungo. Lo spazio espositivo è stato arredato in stile minimalista ed è solo parzialmente illuminato. Sulla parete opposta all’ingresso, sul lato sinistro, si trova un grande schermo largo otto e alto circa tre metri e mezzo, sospeso a 35 centimetri dal suolo. Dal lato dell’ingresso c’è un altro schermo, leggermente spostato a destra, a tre metri circa dal suolo. È grande quanto il primo e ha la forma di un trapezio irregolare. Su entrambi gli schermi vengono proiettati dei video. All’interno del padiglione si trovano anche alcuni cubi e una sorta di piedistallo largo dalla forma che ricorda un’onda dai quali è possibile guardare i video proiettati da sdraiati. Sul lato corto dalla parte destra si possono trovare le informazioni sulla mostra stampate su pannelli verticali.
I video sono proiettati in contemporanea. Hanno la stessa traccia audio e sono provvisti di sottotitoli in inglese con audiodescrizione. Da entrambi gli schermi si vedono riprese fatte all’interno della piscina, ma anche in un ambiente esterno. Le scene cambiano a intervalli di qualche secondo e a volte si ripetono, anche se non in modo identico. Nello schermo più basso si vedono soprattutto scene di gruppo di tutto il coro o di sue parti. Nello schermo più alto invece dominano i ritratti e i dettagli.
Il coro imita dei suoni, canta e parla in inglese, e si esprime anche nella lingua internazionale dei segni con i loro gesti che compongono una chiara coreografia. Nelle riprese in esterna, tutti portano impermeabili rossi, stivaletti rossi e berretti perlopiù neri. Anche le persone in acqua sono vestite di rosso: non portano soltanto costumi da bagno, ma anche pantaloni, pantaloncini, gonne di varia misura, camicie, giacche e altri capi di abbigliamento. I vestiti più larghi e i capelli più lunghi ondeggiano accompagnati dall’acqua. La maggior parte dei coristi ha un rossetto rosso sulle labbra e smalto rosso sulle unghie di mani e piedi. Tutti portano delle pesanti cinture nere di piombo che li mantengono stabilmente sott’acqua. In molte scene, comprese alcune in esterna, portano degli occhialini da piscina.
Nelle scene in esterna, domina il grigiore invernale. Le riprese sono state fatte perlopiù all’interno di una piscina abbandonata, ma anche dentro una un po’ più nuova e pure sul fiume Vistola. Le persone del coro sono in piedi, tutti in fila oppure divisi in gruppi, sul lato della piscina, oppure sul suo fondo coperto dalla neve. In alcune scene il coro si trova su una spiaggia sabbiosa o subito accanto alla spiaggia, su un terreno coperto di neve calpestata. C’è un legame chiaro e voluto tra i movimenti del coro e i suoni emessi. Sono perlopiù movimenti sincronizzati, brevi e limitati. Quando i componenti del coro si chinano in avanti e sui lati o muovono le mani, quei movimenti ci comunicano importanza. Tra le altre cose, i coristi muovono le proprie mani lungo il corpo a imitare il moto delle onde. Dopo, quando piegano le teste all’indietro in modo ritmico, le loro mani penzolano come inerti, poi cominciano di nuovo a muoversi velocemente quando si preparano a un rapido ritorno alla posizione eretta. Il coro a volte muove le braccia anche in modo orizzontale e chiude il gesto gettando le mani in avanti. In un’altra occasione tutti muovono le braccia e si dondolano sui fianchi oppure portano le braccia sopra la testa e fanno delle piroette. Si chinano verso il basso e si rialzano, al contempo mimando nel linguaggio dei segni. Tra i dettagli ripresi con lo zoom, ci sono scene molto efficaci e poetiche come il riflesso del rosso dei vestiti nell’acqua o la vista di un lembo di tessuto che svolazza nel vento. Ma anche blocchi di ghiaccio in scioglimento o un ruscello che scorre tra i sassi.
Le scene girate in piscina sono più luminose. La luce passa attraverso la superficie imperfetta dell’acqua e getta dei riflessi tremolanti sulle piastrelle del fondo della piscina. Ci sono altre scene astratte. Per quanto riguarda il coro, oltre alla loro presenza sott’acqua, ci sono i loro riflessi sulla superficie che danno maggiore risalto estetico alle riprese. Le scene sul pelo dell’acqua sono tutte più o meno sfocate. A volte non c’è modo di sapere se la macchia rossa fluttuante in primo piano è il dettaglio di qualcuno dei coristi o il suo riflesso. L’effetto più interessante avviene quando il coro è immobile sul fondo della piscina, con le persone a volte in fila e altre volte a formare dei triangoli. Le loro teste a volte sono sott’acqua e a volte a galla, tagliate fuori dall’inquadratura. La macchina da presa li riprende da lontano. Le gambe chiare sul fondo, allungate nei riflessi, a volte sembrano dei manici di legno. I vestiti rossi invece ricordano delle macchie come di vernice diluita.
La coreografia in piscina in parte ripete i gesti già fatti nelle scene in esterna come per esempio le mani che ondeggiano lungo il corpo oppure le braccia che emergono dall’acqua e spingono le mani in avanti. Un gesto che fuori dall’acqua appare poco chiaro, in acqua si riempie di senso: è il gesto di spingere l’acqua con le mani, necessario per nuotare in avanti. Il coro deve lottare contro la resistenza dell’acqua che da un lato rallenta i gesti, ma dall’altro gli dà fluidità e libertà. Alcune persone nuotano e si incrociano in acqua ma anche fuori. Si girano e si avvicinano alle camere da presa. Saltano, venendo a galla. In acqua emettono anche dei suoni, cantano e parlano creando così una piccola tempesta di bolle d’aria. Perlopiù però usano la lingua dei segni e le frasi espresse in quel modo sono chiare e leggibili a differenza delle parole incomprensibili e prive di suono.
Essere immersi in acqua permette di variare molto le scene, alcune delle quali si svolgono anche in superficie. In una, alcune persone sono in piedi immerse fino al collo e fischiettano dondolando la testa. In un’altra scena, un gruppo più piccolo di persone è immerso fino alle braccia e prova, con fatica, a pronunciare la parola “water”, acqua. Si vedono anche delle persone in acqua, riprese dalle ginocchia fino alla vita mentre le loro braccia e le teste sono in superficie. Tutti si guardano le braccia, con le mani che si toccano e creano un sistema a raggiera. Toccano l’acqua e segnano sulla sua superficie.
Tra tutti i componenti del coro, c’è una persona che risalta. Si muove molto liberamente, come un delfino o una balena. Nuota in profondità senza la cintura di piombo e passa in mezzo ai coristi. Indossa pantaloni lunghi e una camicetta aderente a maniche lunghe. Si tratta dell’unica persona ripresa sott’acqua individualmente, con una ripresa da lontano. Appare nelle ultime scene su entrambi gli schermi. In quello inferiore, è come sospesa nell’acqua in posizione verticale, con la testa rivolta verso il basso, con i piedi tocca la superficie e si prepara a correre. Nello schermo superiore è al contrario, come se fosse pronta a spiccare un salto e partire.
script – Paulina Celińska
consulenza – Maria Nowak, Kamila Albin
traduzione – Salvatore Greco